IL NOME 393WR

WALTER RATTICHIERI (1917-1997)

Il primo contatto con il volo lo ha da ragazzo durante un campeggio a Colfiorito (Foligno): fra le varie attività didattiche che si svolgono c’è un corso di cultura aeronautica che prevede oltre ad un po’ di teoria anche un brevissimo volo librato.

Si tratta di questo: un aliante viene trainato lungo un pendio tramite una lunga fune ed un verricello, in tal modo si pensa di dare la sensazione del volo e dell’effetto dei comandi ai giovani desiderosi di passare dalla teoria alla pratica.

Per ovviare ad un difetto del gancio di traino che si apre durante il tiro per la rincorsa, al momento del volo di Ratticchieri, l’istruttore lo “aggiusta” con un filo di ferro. Il giovane Walter, dopo essersisollevato di qualche metro apre il gancio per iniziare la planata, ma il cavo invece rimane fissato alla prua dell’aereo.Per nulla impaurito continua a librarsi in aria nonostante i ripetuti richiami con il megafono dell’istruttore che gli corre dietro; quando la velocità comincia a calare, scende “spiralando” con il risultato di attorcigliare la corda al verricello, ma atterrando fortunosamente senza danni.

Appena a terra viene raggiunto dall’istruttore che, spaventato del rischio corso dal suo allievo, non può trattenersi dall’assestargli un gran calcio sul di dietro. Poi…. sviene!

Nel ricordare la figura di questo pilota, Grazzini, Failli ed Alemanni Pimpinelli rilevano più volte quanto questo pilota nell’arco della sua vita aeronautica sia stato esuberante, coraggioso, abilissimo, anche se con un carattere molto difficile ed umorale.

Poco propenso a raccontare le vicende aeronautiche vissute, soltanto in certi momenti e con pochi amici si lasciava convincere ed iniziava a raccontare.

Ratticchieri scappa da casa a 17 anni con altri due compagni per costringere suo padre a firmare l’autorizzazione, poichè minorenne, che gli consente di arruolarsi ed iniziare la carriera di sottufficiale pilota.

Compie il suo primo volo da militare della Regia Aeronautica, il cosiddetto “volo impressione” il 5 luglio 1937, presso la “scuola di pilotaggio di primo periodo” dell’aeroporto di Falconara (AN), pilota istruttore il m.llo pilota Ballesi Gino.

Il primo volo da solo lo compie dopo 17 giorni con un Caproni Ca100.

Nel corso dei mesi e degli anni a seguire verranno il Ba 25,

il Cr 20,

il Ba 28 (prodotto in soli 50 esemplari, ed era in adozione all’inizio della guerra nelle scuole volo di Frosinone, Aquino e Foligno),

il Ro 41,

il Cr 30,

il Cr 32.

Entra a far parte del 160° Gruppo autonomo CT 393° sq. dotata di otto Cr 42

e comandata del cap. Paolo Arcangeletti con cui in seguito compie il suo primo volo di guerra in Albania.

In data 30 ottobre 1940, dopo nove giorni dal suo arrivo all’aeroporto di Drenova (Croazia), partecipa ad una ricognizione offensiva sul campo nemico di Florina Kastoria ed ottiene la sua prima vittoria individuale, abbattendo Hs 126 Henschel, un ricognitore biposto.

L’azione si svolge così: dopo l’avvistamento, Ratticchieri con il Cr 42 fa prima una puntata contro l’aereo nemico senza sparare ma, quando si vede preso di mira dal mitragliere, picchia bruscamente e passa sotto l’aereo avversario. Si riavvicina dall’altro lato, ma questa volta dal caccia italiano parte una raffica che colpisce il mitragliere-osservatore. Rattichieri lo vede accasciarsi e scomparire all’interno del suo abitacolo. Non vuole abbattere l’aereo ormai privo di difesa ma farlo dirigere verso il proprio aeroporto, perciò gli vola accanto e così vicino da vedere l’espressione spaventata del pilota avversario, a cui fa ripetuti cenni di virare. Il pilota (greco o inglese?) cerca di sfuggirgli volando in un canalone sempre più basso e rasente alle pareti, finché ne urta una con l’ala e precipita. Turbato da questo epilogo, in fondo è il suo primo scontro aereo, che ha causato la morte di due persone, Rattichieri rende omaggio alle vittime come lui sa fare, con un gesto di altri tempi: disegna in cielo una figura acrobatica sul luogo dell’impatto.

Il 14 novembre 1940 durante un attacco al nostro aeroporto di Drenova ( o Koritza?), gli aerei greci vengono a contatto con la nostra caccia allertata per contrastare l’azione. Si svolgono accaniti scontri sia sul cielo del campo e sia lungo la via del ritorno degli assalitori.

La differenza di velocità fra i Cr 42 di Ratticchieri e del suo capo pattuglia e quella degli aerei avversari è minima per cui l’inseguimento si protrae per oltre 150 km in territorio nemico senza che ci sia un avvicinamento sufficiente per ingaggiare il combattimento. Ad un certo punto un velivolo nemico devia dalla rotta di rientro ma Rattichieri, immaginando una diversione ed avendo intuito quale fosse la base greca di partenza, tira dritto giungendo sull’aeroporto quando sta in avvicinamento per atterrare. Nel frattempo su allarme si sta alzando in volo un altro aereo greco, Ratticchieri è svelto a mettersi in posizione favorevole ed a sparare una raffica micidiale che fa precipitare al suolo il Fairey Battle appena decollato.

Il giorno successivo 15 novembre abbatte un bombardiere leggero Blenheim

il cui pilota riesce a lanciarsi con il paracadute ma cade entro le nostre linee, viene raccolto ferito dai soldati italiani e portato presso il nostro ospedale (non ho potuto raccogliere ulteriori particolari sull’equipaggio,ndr). Durante la degenza, il m.llo Ratticchieri insieme al suo comandante di squadriglia va a rendergli visita (la cavalleria non era un fatto insolito presso i nostri piloti!), in questo incontro il capitano inglese riconosce il valore e l’abilità del pilota italiano che si è lanciato all’attacco anche se in inferiorità numerica di uno contro tre. Testimonia la sua stima verso Ratticchieri regalandogli la sua tenuta di volo in pelle con due fori dei proiettili.

Questo è l’ultimo abbattimento individuale di Rattichieri, perché sono solo tre quelli che figurano ufficialmente attribuiti a lui.

Il 19 novembre 1940, sempre sul teatro di guerra greco-albanese, partecipa ad un altro combattimento aereo contro venti Gloster (sul libretto di volo Kloster)

e tre PZ4:

durante la battaglia abbatte in collaborazione un Gloster poi, nel tentativo di portare aiuto ad un compagno in difficoltà e che poi finirà abbattuto, si ritrova circondato. Cerca di sfuggire in tutti i modi a quella pioggia di colpi provenienti da tutte le parti, ma alla fine una pallottola esplosiva colpisce la cloche troncandola. Le schegge gli si conficcano nel polpaccio della gamba sinistra, dalla ferita esce sangue che tampona come può con un dito, mentre con l’altra impugna il moncone di cloche rimasto. Cerca di sfuggire agli aerei nemici che si rendono conto del momento critico del pilota italiano, per questo è inseguito per un lungo tratto; mentre è in avvicinamento all’aeroporto a bassissima quota per compiere un atterraggio d’emergenza, gli si para davanti una schiera di pioppi interrotta solo in un tratto dove ne mancano alcuni: fa una rapida considerazione che solo “ a coltello” avrebbe potuto superarla.

Fa così, la manovra riesce, livella superando di un soffio le siepi attorno, poggia le ruote a terra, mette il motore al minimo e poi sviene. L’aereo rallenta la sua corsa, procede zigzagando attraverso tutto il campo, mentre uno degli aerei inseguitori cerca ancora di mitragliarlo, però riesce a sparare solo un colpo perché l’arma subito dopo s’ inceppa e così dopo due inutili tentativi se ne va.

Così Rattichieri si salva dal colpo di grazia.

I soccorritori gli riferiranno poi, durante una visita in ospedale, di averlo tirato fuori svenuto e zuppo di benzina.

Durante i primi giorni di ricovero non gli viene nascosto il rischio di una possibile cancrena, per questo scappa dall’ospedale militare albanese, riesce in qualche modo a salire su un aereo che ritorna in Italia e si fa ricoverare in un altro ospedale (a Napoli?) dove guarisce nel giro di qualche mese.

A questo punto il libretto di volo riporta la data del 18 febbraio 1941 per la ripresa dell’attività operativa: probabilmente il periodo di sosta è relativo alla convalescenza. Dieci giorni dopo riporta il probabile abbattimento di un Gloster (Kloster) in una zona a sud di Argirocastro (Albania).

Dal 21 ottobre fino al 19 dicembre 1941 si trova distaccato a Gorizia presso il Gruppo Complementare del 4 stormo comandato dal maggiore Enrico Stasi, per l’addestramento dei piloti richiamati in servizio, a cui può trasmettere l’esperienza acquisita sul campo di battaglia.

Il 29 gennaio 1942, rientrato nel suo 160° Gruppo, svolge una “ scorta convoglio” ed il 1 febbraio una “crociera su Tripoli”: dunque si trova ora ad operare nel teatro di guerra libico. Rattichieri racconta a Grazzini, riferendosi a questo periodo, di un bombardamento notturno su Malta a cui partecipa con il suo solito Cr 42. Durante l’azione è centrato da una fotoelettrica che non lo molla ed a cui non riesce a sottrarsi, l’intensità della luce che investe l’aereo abbaglia a tal punto il pilota che non riesce a vedere nemmeno gli strumenti sul cruscotto. Ad un certo momento Rattichieri si accorge che i giri del motore calano velocemente cioè l’aereo è in forte cabrata, d’istinto butta in avanti la cloche iniziando una picchiata “a candela” che gli consente di sganciarsi dal fascio di luce ed di allontanarsi nel buio della notte rientrando senza danni alla base.

In Cirenaica da molti mesi si ripetono le incursioni di jeeps con equipaggi inglesi e francesi che, percorrendo soprattutto di notte le piste meno battute del deserto libico, s’incuneano da sud fra i nostri schieramenti compiendo incursioni e sabotaggi. Il comando delle forze italiane ordina perciò un servizio di ricognizione e vigilanza allo scopo di intercettare questi mezzi. Rattichieri durante una di queste missioni vede in lontananza una nuvola di polvere salire dal deserto sottostante, fa un cenno al suo compagno che lo affianca e da solo va in quella direzione. Si tratta di una piccola autocolonna con equipaggi francesi che non appena vede l’aereo italiano comincia a sparare con le mitragliere posizionate sui cassoni. Il caccia, sotto quel fuoco intenso è colpito al motore, comincia a perdere olio, Rattichieri cerca di allontanarsi subito e il più possibile lontano dalla zona dello scontro, per evitare un nuovo contatto, questa volta a terra, con il nemico. Compie un atterraggio d’emergenza sul deserto e si mette sotto l’ala dell’aereo ad aspettare che arrivino i soccorsi, non ha con sé una scorta di viveri o una razione d’emergenza ma solo un barattolo di latte condensato.

Non vedendolo rientrare alla base, il comandante ordina ai suoi piloti di cercarlo percorrendo in lungo ed in largo la zona in cui si presume possa essere atterrato. Le ricerche non danno esito e dopo due giorni sono interrotte, perché analoghe esperienze di sopravvivenza hanno dimostrato che di più non si può sopravvivere nel deserto.

In quei due giorni Rattichieri si nutre di latte condensato, in pratica dell’unica cosa di cui dispone, l’arsura gli ha fatto gonfiare la lingua a tal punto che “non entrava dentro la bocca”, la sete ad un certo momento diventa così forte che decide di bere la sua urina dopo averla filtrata, si fa per dire, attraverso una scaglia di pietra porosa e raccolta nel barattolo del latte ormai vuoto. Durante la seconda notte passata nel deserto decide che, se all’indomani non fosse stato ritrovato, si sarebbe sparato con la pistola d’ordinanza perché tanto ormai nessuno lo avrebbe più ricercato.

Durante la notte del secondo giorno Rattichieri appare in sogno ad un suo collega pilota al quale indica il luogo dove poterlo ritrovare. Il mattino dopo, al primo chiarore del giorno, il compagno va in volo dirigendosi verso la zona indicata nel sogno, contravvenendo all’ordine del suo comandante di interrompere le ricerche perché ormai inutili.

Mentre è bloccato nel deserto vicino al suo aereo, Rattichieri si organizza per indicare un’ideale pista d’atterraggio ai soccorritori, preparando degli stracci imbevuti di benzina ed olio. Appena sente il rumore dell’aereo in avvicinamento, stende a terra e brucia gli stracci, quel fumo è avvistato dal suo compagno che, dopo aver volteggiato sulla sua testa, atterra su quella pista improvvisata.

Un problema però si presenta subito dopo: nell’abitacolo Cr 42 non c’è posto per due persone, che si fa? La necessità aguzza l’ingegno: Rattichieri sale su un’ala in basso e si fa legare le mani con la cinghia dei pantaloni al montante dell’ala vicino alla fusoliera, in questo modo così poco ortodosso avviene il lento rientro alla base. L’avventura finisce con una punizione per il compagno soccorritore per aver trasgredito ad un’ordine del comandante, seguita poi da una ricompensa per l’atto compiuto.

Un altro episodio riferito da Alemanni Pimpinelli riguarda gli “estemporanei” bombardamenti su Malta che alcuni piloti richiamati in patria dall’Africa per fine turno operativo, fanno sulla via del ritorno in Italia. Dopo un avvicinamento all’isola alla massima velocità consentita dal Cr 42 e bassissimi sul mare, i piloti italiani compiono una ripida cabrata in vicinanza della costa lasciando cadere le due bombe alari. Per la parabola approssimativa in realtà sono destinate più a far rumore che a colpire con efficacia un obiettivo. Dopo lo sgancio gli aerei virano precipitosamente per non sorvolare l’isola, evitando la contraerea e quindi proseguono il rientro in Italia.

Un’altra avventura occorsa a Rattichieri è quella quando, durante una missione di pattugliamento, sul suo Cr 42 si sviluppa un principio d’incendio : quando va ad afferrare l’estintore di bordo lo trova serrato non da un “fermo cedevole ” ma da un filo di ferro (sic!), non si perde d’animo ma, con ripetute ed energiche strattonate, riesce a liberarlo ed a spengere il fuoco.

Al termine della nostra sfortunata campagna d’Africa, Ratticchieri è trasferito in Sardegna, (presumibilmente nella primavera estate del 1943,ndr) e durante la permanenza sull’isola è protagonista di un episodio a dir poco straordinario.

Racconta Alemanni Pimpinelli: un giorno, dal comando della Regia Aeronautica dell’isola, è affidata alla squadriglia di Rattichieri una crociera di sorveglianza sul mare di fronte al porto di Cagliari, in quanto più di una volta un sommergibile inglese emerge, spara alcune cannonate sulla città a scopo terroristico e subito dopo si immerge. Durante una di queste crociere Rattichieri scorge la sagoma del sommergibile mentre sta emergendo, mette il Cr 42 in picchiata e sgancia l’unica bomba di grosso calibro di cui è munito che colpisce il bersaglio. Al termine della missione riferisce di aver visto il sommergibile rovesciarsi ed inabissarsi (di questo episodio non ho potuto raccogliere alcuna documentazione per accertarne l’esattezza, ndr). Per questa azione portata a termine con successo a Rattichieri sono attribuiti dei punti di merito che sommati a quelli degli abbattimenti aerei precedenti, gli consentono di fregiarsi del distintivo “la Diana d’oro”.

Dopo l’8 settembre 1943, come ho già riferito prima, Rattichieri aderisce all’A.N.R. entrando a far parte del III ° Gruppo caccia. I lunghi mesi d’inattività bellica di questo Gruppo, per la persistente mancanza di velivoli, mortificano il desiderio dei piloti di difendere le città italiane dai bombardamenti angloamericani. Le ripetute richieste del m.llo Rattichieri, che fa parte della 1° sq. al comando del ten. Barcaro, per andare in un reparto operativo, non sono accolte dal Cap. Malvezzi: è tale la stima delle capacità del suo maresciallo che non vuole assolutamente privarsi di lui. Racconta ancora Grazzini di quella volta quando il carattere irruente, orgoglioso e la voglia di far vedere di che panni veste, spinge il m.llo Rattichieri, già selezionato dai tedeschi per andare in Germania a pilotare il Me 163,

a salire in coppia con un tenente pilota su due Bf 109.

Si trovano in un aeroporto italiano su cui hanno base sia l’A.N.R. che la Luftwaffe, non hanno fatto l’abilitazione per il Bf 109, tuttavia mettono in moto, decollano e poi si mettono a fare acrobazie d’ogni genere sulla testa del personale della base.

Alla fine dell’esibizione una “chicca”: un passaggio a raso delle cime degli alberi sotto i quali sono nascosti i Bf 109 della Luftwaffe. La bravata dei due piloti è pagata con alcuni giorni di prigione, ma c’è anche il riconoscimento ed apprezzamento della loro straordinaria bravura da parte degli ufficiali tedeschi (normalmente con un po’ di puzza al naso nei nostri riguardi, ndr).

Per poter approfondire e svolgere con competenza la manutenzione del Bf 109 G, ormai la Fiat produce pochissimi aerei, Grazzini viene spedito in Germania nel gennaio del 1945 per frequentare un corso di specializzazione a Holzkirchen (tra Rosenheim e Monaco di Baviera), mentre il m.llo Rattichieri in quel periodo è a Rangsdorf (Brandeburgo) in addestramento per il passaggio sul Me.163 con una trentina di piloti italiani. Il corso sull’Me 163 finisce con un nulla di fatto, siamo ormai arrivati agli ultimi giorni di guerra e la situazione sta precipitando verso una rapida fine, a Rattichieri viene perciò comandato a rientrare con un Bf 109 all’aeroporto di Orio al Serio.

Prima della partenza concorda un appuntamento sopra la città di Rosenheim, per rientrare insieme in Italia, con il suo compagno di Gruppo Alessandri che invece rientra con un Bf 109 biposto con il serg. magg. pilota Dachena. In questo rientro Alessandri avrebbe dovuto avere come compagno di viaggio lo specialista Grazzini, che invece si ritrova sostituito la mattina della partenza. E’ dispiaciuto per il mancato volo, ma di lì a poco un comunicato della radio tedesca annuncia che su un ghiacciaio sopra Innsbruck è precipitato un Bf 109 biposto diretto in Italia.

Questa sorte sarebbe toccata a lui!

Purtroppo per cause che Rattichieri non ha saputo spiegarsi, durante l’attraversata delle Alpi austriache, vede il Bf 109 biposto che gli vola accanto perdere quota; nonostante le chiamate concitate via radio, Alessandri non risponde e poco dopo l’aereo precipita. Forse un malore di Alessandri? Il secondo pilota perché non è intervenuto? C’è stata un’avaria all’impianto dell’ossigeno? Chissà!

Ratticchieri a guerra finita ritorna a Piumazzo (Mo) dove pochi giorni dopo riceve la “visita” di alcuni partigiani che, dietro soffiate, è alla ricerca di tutti coloro che in qualche maniera hanno militato nella RSI. Gli ex” repubblichini” rastrellati sono radunati in una casa di campagna dove subiscono da parte dei partigiani un processo sommario, pestaggi, violenze. Durante una di queste Rattichieri non si trattiene più e reagisce dando un pugno ad uno di loro ubriaco che gli punta la pistola e spara un colpo, fortunosamente deviato verso il soffitto da un altro partigiano che, però gli dice in dialetto “ a te, ti lasciamo per ultimo!”.

Verso mezzanotte Rattichieri è portato fuori a scavare la fossa, a questo punto gioca il tutto per tutto: chiede al partigiano armato di accendergli una sigaretta, la luce del fiammifero lo abbaglia per un istante e di questo approfitta mollandogli un pugno “sulla punta del mento”. Segue una breve colluttazione durante la quale Rattichieri riesce ad impossessarsi della pistola con cui colpisce al viso l’avversario. Fugge a perdifiato attraverso i campi fino a raggiungere una fitta siepe di rovi lungo la Via Emilia, dove si nasconde fino a quando vede passare un camion, che scoprirà poi trasportare ciliege. Si aggrappa alla sponda ma non ce la a tirarsi su; soltanto dopo aver fatto un breve tratto di strada un po’attaccato ed un po’ trascinato, con un ultimo sforzo riesce a salire sul cassone e ad attraversare il passo della Futa. Dopo aver aggirato un posto di blocco, raggiunge con mezzi di fortuna Firenze, poi Terontola, dove vivono Grazzini e Failli ormai ritornati a casa, infine a Perugia.

Poco tempo dopo il suo ritorno a casa a Perugia, su consiglio della moglie e della madre, poiché ovunque in Italia si stanno perpetrando vendette ed assassinii contro coloro che avevano aderito alla R.S.I., si presenta alle autorità militari. E’ arrestato e messo in carcere fra “i politici” ma dopo poche settimane rilasciato: il giorno in cui questo avviene gli sono riconsegnate le sue robe insieme ad un piatto, posate e pentolino di cui si serviva per mangiare il cibo portato dall’esterno dalla moglie.

Dopo aver lasciato il carcere, mentre sta percorrendo la salita che dal carcere conduce in centro città, incrocia una persona di tutt’altro orientamento politico, che lo conosce e che quindi sa della sua militanza nella A.N.R. Dopo essere fatto oggetto di frasi non proprio urbane, Rattichieri, facile a prendere fuoco, butta all’aria tutto il pacco del pentolame e comincia una scazzottata che lo fa finire di nuovo nel carcere appena lasciato. La cosa finisce di lì a poco per la benevolenza del responsabile che lo lascia libero ma…. con le raccomandazioni d’obbligo.

Per la sua militanza nella A.N.R. viene lasciato a casa dall’A.M.I. per diversi anni al minimo di stipendio e senza alcun incarico. Sono anni difficili per lui e la sua famiglia anche dal punto di vista economico nonostante ciò, per la tenacia del suo carattere e la sua passione per il volo, rifiuta il lavoro che amici e parenti premurosi, gli hanno trovato presso un distributore di benzina nelle vicinanze del suo paese di origine Piumazzo. Solo dopo aver vinto, insieme con altri commilitoni dell’A.N.R., una causa intentata per il riconoscimento della sua condotta ineccepibile nel periodo trascorso nell’A.N.R. e soprattutto per non essersi macchiato di alcuna efferatezza, all’inizio degli anni cinquanta viene reintegrato nell’A.M.I. a pieno titolo con il recupero degli stipendi e del grado.

La mia ricerca (ndr) ha consentito di trovare nel fondo “ Discriminazione” il fascicolo n.17276-864 dove si legge: “8 settembre 1943 in forza al 160° Gruppo CT, si trova a Udine per un turno di riposo, aderisce alla RSI sotto minaccia di deportazione. Si presenta al Comando Presidio Aeronautico Regionale di Perugia l’11 giugno 1945. L’ 11 giugno 1952 è in forza al I° Gruppo Scuola di Volo di Gioia del colle, trasferito alla Scuola Addestramento TAA di Frosinone il 13 luglio 1953. Il 2 maggio 1958 ha 15 gg. di arresti di rigore e 20 gg. di arresti semplici dopo riesame della punizione diRimprovero Solenne datagli il 3 settembre 1944, con la motivazione: “Spinto da necessità di vita, aderiva, giurava fedeltà alla pseudorepubblica sociale italiana e prestava servizio presso reparti dell’aeronautica repubblicana dal 27 ottobre 1943 sino al crollo del dominio nazifascista (aprile 1945).” Questa è ovviamente una benevola soluzione politica all’emarginazione dai ranghi dell’AMI di Ratticchieri che, come ho già accennato, aderì spontaneamente alla costituenda A.N.R. e che, quella operata presso l’aeroporto di Castiglione, fu una sua libera scelta (ndr).

Gli viene proposto anche il passaggio al Ruolo Ufficiali per i suoi meriti aeronautici purchè ottenesse il diploma di scuola superiore. Il tentativo di ottenere un diploma si esaurisce nel giro di un mese perché Ratticchieri ha un’eccezionale attitudine al volo ma nessuna allo studio. Riprende quindi la sua attività nel 1952 come istruttore a Gioia del Colle, forgiando numerosissimi piloti ai quali non lesina suggerimenti, astuzie ed insegnamenti sulla tecnica del volo ad elica.

Nel 1968 a Guidonia termina la sua carriera militare nel 303° Gruppo, qui avviene il suo congedo per raggiunti limiti d’età, raccoglie l’ennesima testimonianza della gratitudine, della stima dei suoi colleghi ed allievi.

Durante gli anni cinquanta e sessanta è protagonista di numerose esibizioni da solista nelle manifestazioni aeree italiane prevalentemente con il G 59,

ma anche con il G 46


e con il P 51 Mustang.

In una di queste esibizioni, racconta Alemanni Pimpinelli, Rattichieri è costretto ad un rapido atterraggio a causa di un innalzamento della temperatura del liquido di raffreddamento. Ad un primo controllo degli specialisti sul motore non risulta nulla d’anomalo, ma un colonnello chinandosi si accorge però che qualcosa penzola dal radiatore posto sulla pancia dell’aereo: era fogliame! In un passaggio radente aveva falciato con l’elica la siepe del campo (esagerazione? Chissà!…).

Un altro episodio è quello, quando durante un allenamento entra in vite piatta con il G 59 da cui esce con una manovra estemporanea inventata al momento e con estrema freddezza: estrae il carrello e spinge, con tutta la forza delle mani e delle ginocchia, la cloche in avanti, recuperando assetto e governabilità del velivolo (in precedenza altri piloti avevano perso la vita in una situazione analoga).

Altre sue imprese: nei pressi di Vignola a Modena al termine di una serie d’acrobazie, passa con il suo aereo sotto l’arcata di un ponte. In un’altra manifestazione, con un passaggio a bassissima quota sopra la tribuna d’onore fa volar via tutti i cappelli delle signore.

La sua vita aeronautica continua per diversi anni ancora, prima come istruttore dell’aeroclub di Perugia, poi di Foligno ed infine come collaudatore presso la ditta OMA di Foligno, che revisiona gli aerei dell’esercito.

Nota: Presso l’aeroporto di Foligno erano custoditi due identici Biposto Piper L-18 C matricola civile I-CLIT e I-OMAT. L’I-CLIT è andato perduto a causa di un incidente di volo che ha causato anche la perdita dei due occupanti.

Walter Rattichieri si dilettava a fare acrobazie con il Piper L-18 C rimasto, matricola I-OMAT, del quale ho varie foto a terra…

e in volo con Walter durante una memorabile manifestazione degli anni ’80 a Foligno.

Curiosità: Sia il Fiat G-46 I-AEHI sia il Piper I-OMAT ora si trovano presso l’aeroclub di Parma, il primo di proprietà di Pino Valenti mentre il secondo è stato riverniciato con una livrea stile “Navy II Guerra Mondiale”.

Altra Curiosità: In occasione della manifestazione aerea da cui è stata tratta la foto di Walter con il Piper erano presenti anche le Frecce Tricolori. Il personale di terra della nostra Pattuglia Acrobatica non voglio dire che snobbasse il Maresciallo Rattchieri ma, forse egli, sentiva di non avere da loro tutta la considerazione che avrebbe meritato. Il giorno prima della manifestazione, per presentarsi, decollò con il Fiat G-46 da dentro l’hangar e dopo aver piroettato un pò in aria sparì per ricomparire a pieno motore da nord percorrendo l’intero viale alberato dell’aeroporto in volo coltello tra i pioppi. Quando, sceso dal velivolo venne accolto con i commenti entusiastici dei giovanotti della Pattuglia Nazionale, si ritenne soddisfatto ed il giorno dopo si produsse in un volo bassissimo e scodinzolato col quale mancò per poco il tetto dell’hangar e la cui testimonianza vediamo impressa sulla foto sopra riportata.

Dopo il superamento dei sessantacinque anni, non potendo più pilotare gli aerei da turismo, acquista insieme all’amico Alemanni Pimpinelli un ultraleggero e continua a volare perché dice: “dopo un po’ che sto a terra, i piedi cominciano a bruciarmi”.

L’aviosuperficie di Pantalla nei pressi di Todi dove ha fatto i suoi ultimi voli porta oggi il suo nome.

In suo onore si è costituita una pattuglia acrobatica di ultraleggeri che porta il nome : “Walter Bads”.

Inoltre un gruppo aeromodellistico folignate dedito al Pylon e al Combat si chiama 393WR in onore alla 393° Squadriglia di cui Walter Rattichieri ha fatto parte.

Caro Walter, non sei più fra noi, ma nella mente di chi ti ha conosciuto resta vivo il ricordo della tua passione, bravura, coraggio espressi ai massimi livelli. Ricordiamo l’orgoglio che nutrivi per la tua storia aeronautica, il tuo carattere sanguigno ma autentico e leale come quello di tanti tuoi compagni che ti hanno preceduto in cielo.

Tratto da: SILVANO MARTI ………E GIRA GIRA L’ELICA ROMBA IL MOTOR……….

Dai racconti di Sergio Failli classe 1925, Alvaro Grazzini classe 1923, entrambi avieri montatori della A.N.R., ho tratto queste brevi storie che non hanno alcuna ambizione di essere storia aeronautica, soprattutto per quello che attiene alle vicende del m.llo pilota Walter Rattichieri perché non riferite direttamente, ma raccontate da loro e dal suo amico G. Alemanni Pimpinelli.